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Osservare, dedurre, agire




Che tempo fa là fuori?
C’è chi continua a procurarsi un’ulcera su Facebook, commentando e controcommentando, fortemente convinto dei suoi parziali punti di vista. C’è chi continua a dire che è meglio concentrarsi sulle proprie cose e strafregarsene di tutto il resto. C’è poi chi dice che non cambierà mai niente perchè c’è troppa corruzione e se vieni coinvolto nel meccanismo ne esci con le ossa rotte. C’è poi chi dorme e non si accorge di niente. Insomma c’è un surplus di conversazione e un difetto di azione.

Dove mi metto io? Io non voglio avere la presunzione di essere migliore di altri, ma da qualche tempo mi sono accorto che là fuori c’è gente che sta male per davvero, e allo stesso tempo chi accumula ricchezze in modo egoistico senza avere attenzione per gli altri. Voglio solo pensare che quelle poche cose che mi hanno insegnato i miei capi scout (che ringrazio di esistere) non siano delle cazzate (e scusate il francesismo).
Non voglio credere che la realtà dei fatti sia immobile, che sia impossibile apportare un cambiamento. Allora tutti i miei cantautori preferiti sarebbero degli illusi, fatemi capire!





No, non credo sia questo il caso. Credo che manchi nel medioman e nella mediowoman la capacità di scouting, che in gergo tecnico vuol dire il sapere mettere in filale attività di osservare, dedurre e agire. Questo penso che sia una problema serio! Tutti abbiamo da imparare, io per primo.
Ragazzi e ragazze, dobbiamo camminare le strade dell’amore come dicono i Rolling Stones, caspita!
Facciamo corsi di scouting for dummies, seminari di osservazione e deduzione finalizzate all’azione; è l’unica via che vedo percorribile. Altro che web marketing, questo servirebbe davvero!





Io un’idea ce l’avrei: mettiamo in comune anche poche risorse che abbiamo, tipo come le offerte che si raccolgono in chiesa alla domenica, e ci inventiamo dei progetti di ingegneria civica, anche microscopici. Poi documentiamo e rendicontiamo tutto quello che abbiamo speso per realizzare il progetto.
A me solo l’idea entusiasma!
Ho bisogno del vostro aiuto per realizzare questo sogno.


Infine, per gli amanti del calcio…




Tutto sotto controllo




Matrix andrebbe visto almeno un milione di volte. La visione ripetuta e meditata rivela sempre nuove verità e potrebbe essere equiparata ad un dottorato in filosofia. Non sono un esperto di cinema ma penso che questa saga sia quanto di più vicino alla Divina Commedia la filmografia contemporanea sia riuscita a proporre.
Gli agenti sono attorno a noi. Provate a fare qualcosa di spontaneo; qualcosa che esce un po’ dai binari. Vi ritroverete addosso in men che non si dica la polizia federale e i nazisti dell’Illinois. La cosa delicata è il fatto che quando siamo immersi nella Matrix siamo portati ad accettare il sistema di controllo come se fosse una cosa naturale, una cosa buona. Siamo semplicemente ciechi a quella che è la realtà delle cose. Può capitare che noi stessi, per eccesso di zelo ci troviamo ad agire come degli agenti.





Cosa vuol dire essere controllati? Per me vuol dire essere come i burattini, vuol dire che da qualche parte un Mangiafuoco determina i nostri movimenti. Inevitabilmente siamo pieni di tensione perchè non riusciamo ad esprimere con il nostro corpo un movimento disteso. Sarebbe auspicabile essere liberi da questo condizionamento, con un buon rapporto tra mente e corpo: essere burattini senza fili con una buona volontà – consiglio yoga e nuoto a profusione!





Quale soluzione allora?
Le strade sono due ed è comodo ritornare a Matrix: la pillola rossa o la pillola blu? La pillola blu comporta un’accettazione del sistema di controllo, un accontentarsi, che a lungo andare può essere limitante. E poi c’è la pillola rossa: la strada è ardua, comporta mille difficoltà, strapiombi vertiginosi e pericoli dietro ogni angolo. Poi se tutto va bene si arriva in cima. E da lassù il panorama ripaga di tutta la fatica. Il respiro si fa più disteso, il cuore più aperto e si può letteralmente abbracciare il mondo intero.
Ma non è finita qui! Bisogna scendere in sicurezza.





Neo deve salvare Zion. Non fare superman e sconfiggere l’agente Smith. La sua missione è di salvare ogni singolo uomo e donna di questo pianeta. Chiaro è qui il parallelismo con la figura di Cristo. Anche Cristo ci chiama per salvare ciascuno di noi ogni giorno. Anche lui ci chiede di scegliere una volta per tutte tra la pillola blu e la pillola rossa.
E alla fine arriva un’alba nuova, un nuovo punto di partenza. Un consiglio: se vi svegliate la mattina ad un’ora decente, tipo alle 6.45, provate a gustarvi l’alba. E magari dite grazie a Neo, o a Gesù Cristo.


Quest’anno mi butto

Prima di tutto mi preme di rassicurare gli amici di “Politica Avianese”: la politica e il mio Paese mi stanno molto a cuore, ma non penso proprio di essere tagliato per il ruolo di sindaco. Più che altro perchè non mi piace portare la cravatta e la fascia tricolore non è che sia un accessorio molto alla moda. Di sicuro ci sono figure molto più qualificate e meno stravaganti rispetto al sottoscritto che possono mettere la loro faccia. Io al massimo posso buttare lì qualche idea e scrivere delle canzoncine simpatiche, per vari target di audience.




Detto questo è giunto il momento di spiegare cosa vuol dire che quest’anno mi butto. Vuol dire essenzialmente che sento di avere un’età in cui devo prendere in mano il mio futuro e dare la forma che voglio alla mia vita. Poi ci sono decisioni interessanti da prendere, principalmente la gestione dell’autonomia abitativa, così non sarò più parte della categoria dei bamboccioni.
Interessante è constatare come basti poco per passare dalla passività e dalla carenza di autostima, ad una più marcata assertività. Ancora una volta torna l’assertività: dobbiamo veramente allenarci tutti i quanti nell’esercizio di questa che chiamerei quasi una virtù. Davvero si possono ottenere risultati eccezionali.



E se poi mi butto e faccio la fine di Jack Black nella scena iniziale di School of Rock? Sarebbe una tragedia? Forse no. Ma preferisco prendere le mie precauzioni. Per questo sto cercando di stabilire connessioni, relazioni significative, tali per cui se decidessi di buttarmi da un palco, probabilmente troverei mani che mi sosterrebbero per fare un’eccezionale body surfing. Il fallimento non è una tragedia. Ma dopo tanti fallimenti bisogna imparare da quello che ci succede, e io personalmente di piccoli fallimenti sono un esperto.



E poi… se non ora, quando? Chi, se non noi? Queste domande dovremmo porcele tutti!
E tornando al tema dell’apertura del post voglio ricordare a tutti che quest’anno ad Aviano ci sono le elezioni, che si decide del nostro futuro. Non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi! Partecipiamo! Sporchiamoci le mani! Lottiamo tutti insieme per il bene comune!

Epifania, portami via!


Cosa resterà di queste festività? Io penso che non saranno i regali fatti ai bambini o ai grandi, e forse nemmeno i buoni propositi per il nuovo anno. Con tutto il bene che voglio a Mattarella penso che neanche il suo discorso ce lo ricorderemo per molto.
Forse le idee creative del Papa? Forse, ma non è detto.

Se nelle nostre vite non si realizza una vera e propria Epifania allora si potrebbe dire che le Feste non sono servite a niente.
Non per niente l’Epifania è forse la seconda festa più importante nel calendario liturgico.



Per capire il senso dell’Epifania bisogna aprire gli occhi e aprire il cuore. E sapete qual è lo slogan dell’anno pastorale della Parrocchia di San Zenone Aviano? CUORI APERTI! Caspita! Quanto siamo avanti. E poi bisogna rilassarsi. Per questo lo yoga e il nuoto sono un toccasana.
Abbiamo bisogno tutti quanti di un’overdose d’amore. Io stesso ne sono dipendente e spero che la mia scorta non finisca mai.


Cosa aspettarci quindi? Che l’Inter vada in Europa? Che l’Udinese si salvi? Che la Juventus vinca la Champions League? Tutte queste sono cose buone e tutti noi italiani speriamo che si realizzino. Penso che lassù in alto ci sia qualcuno che vuole tutto questo.
Di sicuro ci aspetta l’inizio di un nuovo giorno, dove tutti penseremo in un modo completamente nuovo.
Buon nuovo giorno a tutti/e!

Inventario fisico o inventario metafisico? Riflessioni semiserie di fine anno

Mentre il 2016 volge al termine in tante aziende ed esercizi commerciali è tempo di inventario; più o meno cartaceo o digitale, più o meno automatico o tradizionale. Insomma c’è gente che conta, e il sottoscritto non è da meno!





Mentre contavo viti, capicorda e valvole di sicurezza sono venute a galla delle considerazioni che ora ho piacere di condividere con voi.
L’inventario fisico è il punto della situazione delle giacenze in un determinato momento. Si cerca un riscontro rispetto a quello che si ha. Uno potrebbe dire che quello che si ha viene assunto a indicatore esplicito di un valore. Ecco, l’inventario metafisico propone una rivoluzione copernicana in questo contesto, arrivando a concepire come in realtà la domanda che dobbiamo porci a cadenza regolare è “chi sono? chi siamo?”. Questo sì che è il vero valore di cui siamo proprietari! Consiglio la lettura di “Essere o avere” di Erich Fromm.





In seconda battuta mi sono accorto che tanti articoli non sono praticamente stati movimentati rispetto all’anno precedente. Inevitabilmente si è formata della polvere che ne ha diminuito la potenzialità in termini di prestazioni. Così anche noi dobbiamo stare attenti a non far depositare troppa polvere sui nostri valori più autentici. Dobbiamo custodirli come se fossero delle pietre preziose. E anche se non vogliamo metterli in bella mostra è bene che ne abbiamo cura e siamo consapevoli di quello che loro stanno a significare per la nostra vita. La movimentazione si traduce nel vivere esperienze significative, che ci arricchiscano. Con un po’ di fantasia tutti possiamo escogitare qualcosa di simpatico e divertente in questo senso.





Infine ci sono gli altri. Non è il numero di amici su Facebook il miglior indicatore di valore per chi vuole cimentarsi con l’inventario metafisico. Un giorno un mio caro amico mi ha dedicato questa citazione:

A single rose can be my garden… a single friend, my world.
Leo Buscaglia

(Il video di Suzanne Vega è la mia dedica a quello stesso amico)
Ci ho messo un po’ a capirla. Vi invito a meditarla e vi auguro per il 2017 di gustarla nel suo significato più pieno.
Buon inventario!

Fight for your Light!




Eccomi qua! Sono tornato. Come dice Baglioni: “Io sono qui”.
Immagino che non molti abbiano sentito più di tanto la mancanza, ma se ci fosse anche una sola persona interessata mi fa piacere tornare a raccontare al mondo le mie impressioni.


Dove sono stato?
Non voglio scendere troppo nel personale. Chi tra di voi mi conosce sa che sono soggetto a degli accidentali testa coda. Probabilmente avevo iniziato a costruire l’edificio dell’ingegneria civica su fondamenta mal dimensionate, forse avevo bisogno di dare priorità alla concretezza rispetto all’utopia. Ho imparato che è meglio fare prima di parlare, che quando si riesce e quando si fa in tempo è bene ridimensionare un po’ il proprio ego per dare spazio anche agli altri di esprimere il loro.
Ho scoperto delle tensioni dentro di me, molto superiori alle tensioni ammissibili. Niente comunque che un buon corso di respirazione yogica non possa risolvere.


Una delle migliori notizie che posso darvi è che abbiamo superato il solstizio di inverno. Per i guerrieri della Luce la strada è finalmente in discesa. Continuiamo a combattere per la nostra Luce senza arrenderci!





Quando parlo di luce mi viene in mente Caravaggio, anche se non sono certo un esperto di storia dell’arte. Mi ricorda il conflitto tra luce e ombra e l’interdipendenza dell’una rispetto all’altra. La Natività mi dà l’assist per augurare a tutti un Buon Natale. Spero che sia all’insegna della gentilezza e della cortesia, così magari tutte le tensioni di cui parlavo prima possano allentarsi. Movimenti sciolti e ben distesi è il nuovo mantra! Un po’ come quando si prende in braccio un bambino: bisogna accoglierlo e bisogna essere rilassati altrimenti si trasferisce la tensione anche al bambino.
Possiamo pensare di fare così anche con il bambino di Betlemme?
Buon Natale!


Friuli venezia Giulia vigne

Il tempo del raccolto

L’autunno inoltrato mi porta a pensare. Nei filari delle campagne i grappoli d’uva sono pronti per essere vendemmiati, e il grano biondeggia ormai e sembra dire di essere pronto per la mietitura.

Il gioco delle stagioni ha una sua corrispondenza nella vita di ogni uomo e di ogni donna. Il seme viene piantato, accolto nella terra, dove avvengono delle reazioni biochimiche di cui non sono un esperto. Di certo mi suscitano un senso di stupore e meraviglia. Poi germoglia, esce allo scoperto ed è a tutti gli effetti in balia degli agenti atmosferici e magari della cura dei coltivatori. Arriva un momento in cui la pianta è al suo massimo splendore, la primavera. Poi l’estate e infine l’autunno con il tempo del raccolto.

Forse ho indugiato troppo sul bucolico. Quello che voglio dire è che nella vita di ogni uomo e donna c’è il tempo per nascere, crescere, seminare e poi raccogliere.
Penso che molte persone rimangano intrappolate in una competizione sfrenata. Il rischio di diventare delle schegge impazzite è alto. Così essi non sono consapevoli di quanto bene potrebbero trarre semplicemente fermandosi a raccogliere i frutti di quello che hanno seminato. Se hanno seminato bene. Altrimenti bisogna continuare a seminare, e farlo meglio durante tutto il ciclo di vita del seme.

Spero che abbiate seminato bene, o come dicono i Green Day, che vi siate goduti la vita.

sistemi di supporto alle decisioni

Sistemi di supporto alle decisioni

I sistemi di supporto alle decisioni (Decision Support Systems – DSS) sono stati l’oggetto del Master of Science che ho frequentato alla Carinthia University of Applied Sciences. Per chi vuole saperne un po’ di più consiglio questa definizione.

Ho scritto la mia Master Thesis (presto disponibile online) sull’esperienza di sviluppo di un semplice DSS per la pianificazione della manutenzione e del monitoraggio di una piccola rete di fognatura. L’esperienza è stata memorabile, anche grazie ai miei supervisor Dr. Rita Ugarelli e Dr. Gernot Paulus. La parte difficile è stata mettere in pratica la mia conoscenza e trasformarla in un business per l’azienda dei miei fratelli, la Nuova Contec. Ma oggi non voglio parlare della realtà italiana in merito alla gestione delle reti fognarie.

La complessità delle decisioni che i decision makers sono chiamati a prendere rende palese la necessità dei DSS: questo vale per i pianificatori, gli urbanisti, gli amministratori, ma se vogliamo la stessa logica può essere applicata alle decisioni di ogni giorno. Algoritmi anche molto complessi potrebbero, in linea di principio, aiutare anche le casalinghe per risolvere problemi di economia domestica. Siamo tutti “liberi di decidere” come cantano i Cranberries.

Un altro paradosso è che viviamo nell’età della conoscenza ma in realtà non “conosciamo” – anche in senso biblico – quasi niente e nessuno. La conoscenza non deve essere fine a sè stessa, ma finalizzata alla scelta.

Viviamo anche in un mondo in cui non esiste più praticamente alcun limite tecnico. La potenza di calcolo delle macchine è praticamente incommensurabile. Sinceramente questa cosa un po’ mi spaventa. Abbiamo estremamente bisogno di un Umanesimo digitale, dove l’esigenza di competere sia sostituita dalla gioia di cooperare. Un DSS ideale è tale per cui le macchine forniscono un supporto alla decisione ma non sostituiscono totalmente il decisore, cui va la responsabilità della scelta.
La tecnologia è un mezzo e non un fine.

Chiudo con una scena memorabile di Matrix Reloaded, il dialogo tra Neo e l’Architetto.
Quando entra in gioco l’Amore la scelta e la decisione devono tenerne conto. Anch’io avrei fatto la stessa scelta di Neo.

Alba sui Laghi di Fusine

Albe a Nordest

Prendo spunto da una memorabile canzone di Elisa, vincitrice di Sanremo.

Voglio parlare un po’ della luce in generale, anzi, direi quasi in senso evangelico, e della mia terra.
Io fossi in voi una letta al Vangelo di oggi me la darei. Così, giusto per capire di cosa si sta parlando.
Abbiamo vissuto un periodo in cui si sono esaltate le tenebre, il buio, la notte. Io vorrei cantare la luce, il giorno che irrompe con tutta la sua forza. C’è bisogno di guerrieri della luce, di veri illuminati che aiutino chi ancora è ceco a vedere.

E poi voglio parlare del “gnot Friûl”. Prima di tutto ascoltatevi questa

La canta alpina ci ricorda del terremoto del 1976. Penso non sia necessario spendere troppe parole su come i friulani abbiano saputo rialzarsi dopo quella batosta.
Al di là dei bestemmiatori, che il più delle volte sono inconsapevoli – Padre perdonali perchè non sanno quello che dicono – si tratta di un popolo semplicemente straordinario. E non lo dico solo per vanagloria. E il territorio su cui viviamo non è da meno. Non a caso la guida Lonely Planet ha messo la nostra regione tra le 15 mete più ambite al mondo.

Venite in Friuli! Venite ad incontrare i friulani! Questo è un imperativo categorico.
Mandi!