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Il Duomo di San Zenone: la Triple Rock Church di Aviano

In qualità di Kapellmeister e di frequentatore assiduo del Duomo di San Zenone mi sento in dovere di raccontarvi quello che questa chiesa rappresenta per me. Premetto che sono un fervente cattolico, ma mi reputo abbastanza aperto di vedute, non un bacchettone fariseo, per intenderci. Non voglio convertire nessuno, sia chiaro.

Parto con una invocazione alle Muse, anzi alla Musa per eccellenza, la Madonna, anche lei presente nel Duomo con una bella statua, cui gli Avianesi tutti sono molto devoti.


Per gli amanti della storia dell’arte consiglio di fare riferimento al libro rappresentato in figura, scritto da Mons. Eugenio Filipetto, mio amato prozio. Non sono un esperto della materia, ma credo che i tesori non manchino: personalmente rimango estasiato ogni domenica durante la Messa contemplando la pala dell’Altare Maggiore (Ascensione di Gesù al Cielo, con apostoli e San Zenone in abiti pontificali). Molto significativi sono il Battistero di Padre Marco, messo in evidenza recentemente per volontà del Parroco Don Franco Corazza, e la Statua del Beato, posta sull’altare vicino all’ingresso del lato destro, ai cui piedi si trova un libro in cui i fedeli possono scrivere le loro preghiere.
Mi permetto di riportare due note personali. Oltre ad avere ricevuto tutti i Sacramenti in questa Chiesa, quasi ogni mattina mi ci reco per leggere la Parola di Dio del giorno: vi assicuro che questo mi sfama e mi soddisfa almeno quanto una bella brioche con cappuccino al Bar Sport.


E poi alla fine non posso dimenticare la Musica: dalle prime esperienze all’organo durante le messe di Natale quando avevo 10 anni, fino all’animazione liturgica assieme alla mia amata band, i THEevangelisti, ho camminato nella fede accompagnato dalle note. Se avete bisogno di un po’ di catechismo, come Jake ed Elwood, avete trovato il posto giusto.
Per concludere, il Duomo di San Zenone può essere considerato come una Vecchia Signora, apparentemente povera, ma che al visitatore attento dischiuderà una ricchezza inconsueta, che nulla ha da invidiare ad altre sorelle più blasonate. Non un tempio vuoto, ma la Casa di una Comunità viva.

Pensieri in Bianco e Nero: aspirando ad un Carisma più alto

Prendo spunto da una non-notizia per alcune riflessioni a ruota libera. La mia squadra del cuore, la Juventus, ha vinto il nono scudetto consecutivo. Che pizza! Difficilmente ricordo un successo bianconero tanto poco degno di essere celebrato: la società ha intimato ai tifosi di non fare caroselli, ma personalmente penso che questo avvertimento quasi quasi non fosse necessario. Voglio cercare di capire le cause di tutto questo, di come siamo passati dall’addio di Alessandro Del Piero, a Juventus-Sampdoria 2 a 0, la partita meno emozionante nella storia del calcio.

E poi non ditemi che parlare di calcio è un cianciare di vanità: No, scusatemi! Il calcio ha in sè qualcosa di epico, qualcosa che trascende, qualcosa che, come la musica e il cinema, può trasfigurare la nostra vita. A tutti gli effetti è una quasi-religione: come in ogni religione ci sono i profeti, gli evangelisti, i sacerdoti ispirati, e dall’altra parte i farisei, i sadducei, gli scribi e via discorrendo.

Ci sono i “dilettanti”, quelli dalla fede più autentica, e i professionisti del pallone. Anche io nel mio piccolo sono un professionista e non voglio demonizzare la professione, Dio me ne scampi e liberi! Ma ogni professionista che vuole portare a termine la sua missione deve evitare di vendere la sua anima. Perchè una volta che l’hai venduta l’anima non la puoi ricomprare. C’è bisogno di “eroi professionali” con un’anima!

E se vendi lo stadio ad una compagnia assicurativa e indossi la maglia bianconera con il rispettivo logo, come puoi pensare che gli dei del pallone, oltre a farti vincere, ti facciano risultare simpatico alla gente? Meglio sarebbe giocare con il logo della Caritas o del Movimento Cattolico Globale per il Clima, o qualsiasi altra cosa! Su una cosa non sono del tutto d’accordo con Boniperti: la Juve è la Juve, non basta vincere e non si può sorvolare sullo Stile da Vecchia Signora, se non ci si vuole prostituire!

Chiudo con alcuni riferimenti personali. Sorvolerò su quella volta che sono andato in Curia a Pordenone con la maglia bianconera e sono stato ricevuto dal Vescovo e dal Vicario emeriti che mi hanno detto con un sorriso a 32 denti che “Qui siamo tutti Juventini”; a partire dal primo anno di Liceo l’incontro con il mio Virgilio personale, rigorosamente bianconero, mi ha plasmato l’esistenza, ma su questo ci vorrebbe un altro post. Anche a me sarebbe piaciuto giocare a calcio, in una squadra, magari nella Polisportiva Maddalena, assieme alla Leva Calcistica dell’82; magari non sarei diventato come Pinturicchio, ma è una coincidenza significativa che la Parrocchia da cui è nata quella squadra, la Parrocchia di Villotta di Aviano, è legata indissolubilmente alla figura di Padre Marco, e che la festa del 13 Agosto è proprio nel periodo in cui a Lisbona si gioca qualcosa di importante.

Chiudo con un pensiero positivo: il materiale umano della Juventus di oggi non è da buttare! Con qualche accorgimento di comunicazione si possono fare grandi cose. Davvero spero che il Carisma non sia “sporcato” e che i bambini di oggi si possano tornare ad innamorare dei nostri colori. Sarebbe bello che finalmente della nostra gioia possano godere anche quelli che supportano altre squadre, senza odi campanilistici fuori dal tempo. E magari un giorno festeggiare insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a melone e porto!

De Familia

Un tema scottante

Sono ben consapevole di quanto sia delicato. Sento già in lontananza tafferugli tra le cosiddette Famiglie Arcobaleno – contro le quali non ho niente da dire pur non condividendone la visione – e il Popolo della Famiglia, dal quale mi trovo equamente distante.
Per me la famiglia non è quella della casa del Mulino Bianco, oppure la famiglia Forrester di Beautiful, o la famiglia reale. No, è qualcosa di molto diverso.
Rompo subito il ghiaccio con un pezzo fantastico dei Cranberries.

Ode to my Family

I love my “Natural” Family. I feel proud to be part of it and to be connected by blood with my relatives in Italy and Australia. My mother’s brothers moved to Australia in the 50s, leaving everything to look for a new life. I’d like to come back to Australia soon to spend some time with my uncle, my aunties and all my cousins.
Mi sento fortemente connesso in senso positivo anche con tutti i parenti dalla parte di mio padre. Non condivido il detto “parenti serpenti”; forse è vero che non ci si può scegliere, come si fa con gli amici, ma penso che quando si riesce a superare i più banali attriti e ricostruire la pace in famiglia, si realizza un piccolo miracolo, che merita un Nobel per la Pace.

Andare oltre il concetto comune di Famiglia

Ma la famiglia non è solo questo. Ci sono tanti altri contesti in cui si può respirare aria di famiglia.
Un articolo della Legge Scout dice che gli Scout sono “amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout”. Eppure anche all’interno della grande famiglia Scout ci sono di quelli che ti stanno proprio sulle scatole, con cui riesci a condividere davvero poco. D’altra parte è vero che con molti di quelli che hanno pronunciato la Promessa sento una connessione tanto forte che quasi supera quella legata al solo “sangue”.
Mi ricordo quando ero Akela, di quanto mi stava a cuore l’obiettivo di ricreare un clima di Famiglia Felice tra lupetti e Vecchi Lupi. Che bello!

Ma nemmeno questo basta a dire tutto quello che c’è da dire.
La famiglia la puoi vivere a scuola, con la tua classe; nel contesto lavorativo, con i tuoi colleghi più o meno simpatici (mai sentito parlare di Economia di Comunione?); nel coro degli Alpini; con gli amici dell’Università; with the Villach People spread all around the World; con i Pipperi; con la Squadra di Pallavolo Misto; con il GIGIU; con lo ULAB; con Pardes; con il 985; con la Costituente della Consulta Giovani; con la Cellina Valley Crew e con tutti i simpaticoni della Nuova Contec; la GiFra; con tutti i “Vendramini”; in qualsiasi Comunità in cui ti capita di condividere qualcosa, e con questo includo tutti quelli che non ho citato.

Qualcuno potrebbe dire che parlo senza avere esperienza di Famiglia nel concreto. Forse è vero, non sono sposato e non ho figli, ma chissà cosa mi riserverà il futuro. Io lascio le porte aperte a quello che verrà.
Di una Famiglia però penso di avere esperienza, e mi riferisco a quello che Qualcuno ha detto:

«Mia madre e i miei fratelli sono quelli che odono la parola di Dio e la mettono in pratica».

Quello che conta davvero

Sono sempre stato ossessionato dalla felicità. Come per tutti, credo, la vita mi ha fatto assaporare momenti di intensa sofferenza e altri di pura estasi.
Questo susseguirsi di emozioni forti può comportare una notevole fatica e una grossa difficoltà a trovare un equilibrio, ma dopo quasi quindici anni di montagne russe sento come di avere cominciato a capire, a conoscere me stesso e quindi proprio quelle montagne russe che per molto tempo mi hanno fatto penare, adesso sono quasi delle colline e non mi fanno più paura.
Cosa è legittimo aspettarsi? Cosa vuol dire essere felici? La felicità è forse la pace dei sensi?
Mi chiedo, assieme a Mario Venuti e Carmen Consoli, se si può davvero essere felici per una vita intera, se è davvero così insopportabile.

Le montagne russe hanno un nome ben preciso, e non mi vergogno a fare outing dicendo di soffrire di disturbo bipolare. Non è qualcosa che mi definisce come persona, è una croce che mi porto dietro da qualche tempo, e che ho imparato ad abbracciare; è stata pesante ma non mi ha condizionato a tal punto da rovinare la mia vita, anzi, forse le ha dato davvero un senso. Eppure non per tutti è così, non tutti hanno avuto l’overdose di fortuna che ho avuto io.
Come canta il Max nazionale si tratta di “casi ciclici”, come la notte insegue il giorno, così la luna si alterna al sole, in tutti i sensi.

La felicità, per come la intendo io, è molto diversa dalla pace dei sensi, dall’assenza di conflitti, dall’eterno riposo. La felicità è affrontare ogni giorno e superare se stessi, vincersi.
La felicità è andare verso gli altri, andare per le strade, inseguire la felicità degli altri per ritrovare la propria. La felicità è essere vivi, dare la vita per un Ideale.
La felicità è giocare alla reciprocità dell’Amore.
Questa è, davvero, perfetta letizia!

Utopia fatta in casa

Davvero non riesco a sopportare il modo di dire secondo cui parlare di “Pace nel Mondo” sia equivalente a discutere del sesso degli angeli. Quando sento che qualcuno usa questa espressione mi infervoro, mi arrabbio e si scatenano delle reazioni biochimiche dentro di me che non mi fanno stare bene. Secondo il mio modesto parere, in questo particolare periodo storico, è quanto mai urgente parlarne, per comprendere quello che è successo nel passato, quello che sta succedendo nel presente e quello che potrebbe succedere nel futuro. Ho come la vaga impressione che ci sia qualcuno che abbia più a cuore che si parli di moda, di talent show e altre amenità piuttosto che la gente comune diventi consapevole di dinamiche sociali perverse e possa in qualche modo introdurre delle “anomalie” nel sistema.

Anche qui voglio fare riferimento alla Costituzione più bella del mondo, che all’Articolo 11 dichiara:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Quante volte consideriamo queste solo come delle belle parole. Dovremmo tatuarcele sulla pelle, caspita! Siamo abituati a considerare la Pace come “assenza di guerra”, ma per la vera realizzazione della persona umana (quella di ognuno di noi) dobbiamo passare all’azione. Non basta essere non violenti in senso passivo, ma sarebbe bello se tutti, nel nostro piccolo, promuovessimo e favorissimo iniziative di pacificazione a tutti i livelli
La Costituzione è solo un esempio, ma in diversi contesti esistono “regole” che, se prese davvero sul serio, trasformerebbero il nostro mondo in un Paradiso in terra. Tra quelle che conosco meglio ricordo la Legge scout ad esempio, alle regole monastiche e alla universalissima Regola d’Oro

“Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”:
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Di sicuro ogni uomo e donna di buona volontà potrà fare riferimento ad una “Regola” a suo piacimento.
Non c’è niente da inventare, la Pace non è qualcosa di complesso. Fare riferimento a grandi figure del passato può essere d’aiuto. Possiamo provare a pensare a questi uomini e donne non come a dei Supereroi, ma come gente che ha avuto la fortuna di ricevere una Chiamata, ha saputo vincere sè stessa e ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Si tratta di modelli che andrebbero studiati forse un po’ di più nelle aule di scuola. La Chiamata è rivolta anche a noi, ma spesso siamo occupati a pensare ad altro e non ascoltiamo nemmeno i messaggi della Segreteria.
I miei Fab4 sono, in ordine sparso: Chiara Lubich, Lord Robert Baden Powell, Padre Marco d’Aviano, San Francesco d’Assisi. Li ho scelti tra tanti perchè sono stati tra i grandi del passato che hanno avuto l’impatto più importanti sul mio percorso. Ognuno può scegliere i suoi e le sue. Sarebbe bello che i bambini raccogliessero le figurine di questi personaggi, ma forse è un’utopia. E magari insieme a questi uomini giusti anche noi potremo un giorno formare tante costellazioni.

La Pace è qualcosa di semplice, ma richiede dei requisiti imprescindibili. Non possiamo costruire pace se siamo in contraddizione con noi stessi. Quando ci sono dei conflitti interiori o delle situazioni non risolte con le persone più prossime a noi ogni nostro discorso sulla pace è un’illusione, prima di tutto per noi stessi
La Pace è qualcosa che si può (e forse si deve) fare in casa!

Dal Sepolcro alla Porziuncola

A cosa assomiglia il tuo posto di lavoro? Come lo “abiti”? Cosa ti evoca quando ti ci rechi ogni mattina? Mi permetto di prenderla un po’ larga…
A volte facciamo finta di non saperlo, ma il primo Articolo della nostra magnifica Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro: non su Facebook, non sulla televisione, non sul Campionato di Serie A. Sul Lavoro.
Non è difficile realizzare quanto sia importante per la nostra vita attuare prima di tutto un buon autogoverno, fatto da cui dipende in modo indissolubile la nostra salute mentale. Personalmente penso che avere un rapporto sano con il proprio lavoro sia forse l’aspetto più importante su cui basare una vita davvero equilibrata.

Oltre ai contenuti del nostro lavoro (Cosa?) e alle modalità (Come e Quanto?) vorrei mettere a fuoco quelli che sono i contenitori e gli spazi in cui vengono esercitate le nostre attività (Dove?).
Se davvero il lavoro è un aspetto fondante della nostra comune convivenza civile, dovremmo pensare ai nostri posti di lavoro come a dei luoghi sacri. Ho in mente uno spazio fisico in cui realizzare una vera e propria elevazione, mettendo in gioco i propri talenti e facendo fiorire delle relazioni davvero armoniche. Come la sala prove di un coro. il posto di lavoro deve avere delle ben precise qualità dal punto di vista acustico perchè il suono risulti bello e pieno.
Può bastare poco per fare un salto quantico con il proprio pensiero, e cominciare a vedere il nostro luogo di lavoro con occhi nuovi. Quello che scrivo è il frutto di una meditazione guidata di cui ho fatto esperienza pochi giorni fa presso lo spazio artU, che ospita lo ULAB HUB di Pordenone. Da Sepolcro – per non dire campo di lavoro – possiamo cominciare a immaginare il nostro ufficio, la nostra officina, il nostro cantiere come una piccola Porziuncola
Sepolcro perchè, quando viviamo alla giornata, senza obiettivi, trascinandoci nella routine quotidiana senza mettere in gioco i nostri talenti, senza apportare il nostro contributo in termini di fantasia o di passione, lentamente stiamo morendo, e per osmosi anche il luogo che ci ospita assume le fattezze di una tomba. Ci sono diversi modi per rendere il luogo di lavoro, che condividiamo con i nostri colleghi, come un Sepolcro, e valgono per tutti i livelli dell’Organigramma: ognuno ha la possibilità di fare diventare un Paradiso quello che, senza cura, inevitabilmente diventa un Inferno.

Francesco d’Assisi ci ha insegnato la Via che è migliore di tutte. La sua tensione ideale trova nella Porziuncola il luogo dove vivere in modo veramente autentico.
Prima di tutto si fa ciò che è necessario, andando incontro a tutti i tipi di povertà e sofferenza. Poi si passa a ciò che è possibile, e infine ci si troverà a realizzare l’Impossibile. Al primo posto viene la Carità e la Fraternità, non l’accumulo di capitali e profitto. E forse anche noi possiamo declinare per il nostro luogo di lavoro la chiamata che ha sconvolto la vita di Francesco: “Va, e ripara la mia casa”

arcobaleno-cro

Questo tesoro dov’è?

Mi capita spesso di perdermi nel mondo delle Idee e di trastullare il mio ego smisurato con masturbazioni mentali.
Noi sognatori e maghetti alla Harry Potter viviamo assieme a chi non percepisce le “vibrazioni” che sentiamo. E con questo non voglio dire che chi non le percepisce sia in qualche modo inferiore a me. Semplicemente ha una sensorialità (e una extra-sensorialità) che si è sviluppata in un modo diverso.

Penso alla vita di tutti i giorni. Alla fatica che più o meno tutti facciamo nel contesto lavorativo. Magari collaboriamo con persone a cui poco interessano i nostri voli pindarici sull’empatia e sulle dinamiche relazionali. In questo mondo dominano i numeri rispetto alle parole: una bella sfida per gli ingegneri civici – che di numeri se ne intendono – è senza dubbio quella di “dimostrare” che un’altra via è possibile, che “prima del profitto viene la fraternità”, come dice Luigino Bruni.
Credo fermamente che chi riuscirà a provare inconfutabilmente questo teorema avrà trovato un tesoro. Se davvero l’avremo scoperto – e penso ci siano i modi per verificarlo – non potremo tenerlo per noi. Dovremo parlare le lingue del mondo, colorare le strade.

Personalmente considero come una sorta di obbligo morale tradurre le idee, le belle parole, in qualcosa di concreto. In modo che possa essere “mangiato” da tutti. Perchè il Vangelo – giusto per fare riferimento a quel Qualcosa che un po’ riassume tutte le “Vibrazioni” di cui parlavo prima – non è solo per un’elite di fortunati; anzi è un messaggio di novità e di speranza che ha come principali destinatari i poveri e gli emarginati. Guai a rimanere estasiati in cima al Monte Tabor, perchè il nostro posto è in mezzo a loro.

alba sul garda bresciano

Essere ingegneri oggi

Metto le mani avanti: per procedere nella lettura di questo post è richiesta una dose minima di autoironia, che purtroppo non è inclusa come materia di studio nei programmi ministeriali.

Inizio con una provocazione, per affrontare di petto l’argomento. Penso che sia importante stimolare una riflessione sul significato dell’essere ingegneri ai nostri giorni, che ad ampio spettro può essere dedicata a chi ingegnere lo è già, magari assuefatto dalla routine di applicazione di standard e algoritmi di varia natura; a chi è appena uscito a rivedere le stelle dopo anni di fatiche inenarrabili dietro i banchi dell’università e si trova alle Colonne d’Ercole della vita, più o meno pronto/a ad affrontare l’Oceano; a chi ingegnere spera di diventarlo, con un mix di sogni ed ambizione.

A volte si confonde, nel sentire comune, l’essere ingegneri con il saper fare dei calcoli, che a volte possono essere molto complessi.
Grazie al cielo viviamo in un’epoca in cui la potenza di calcolo non è più una risorsa limitata, tanto che è più facile dimensionare un reattore nucleare che far quadrare i conti di una famiglia di 4 persone.

Ma allora a cosa servono gli ingegneri? Perchè servono a qualcosa, vero?

Mi sbilancio: sì, secondo me servono! Ma serve anche un cambiamento di paradigma.
Spesso con leggerezza ci lasciamo attaccare sulla fronte l’etichetta dei problem solver seriali, come se fossimo dei computer che si possono comprare su Amazon. Ma sotto quella dura scorza di razionalità e di anaffettività c’è – o ci dovrebbe essere – un cuore che batte.
Al di là delle solite menate sulle “competenze leggere” vorrei sottolineare l’importanza che hanno le “esperienze significative” sulla formazione del curriculum vitae di un ingegnere.
Non voglio entrare troppo nel personale, ma vi posso assicurare – e parlo soprattutto per le matricole – che buttarsi a capofitto sullo studio dell’ingegneria, senza avere cura dello sviluppo integrale della propria persona, può avere effetti collaterali molto gravi.
Studiate la scienza delle costruzioni e la teoria dei segnali, ma non dimenticate di costruire e mantenere relazioni sane e belle con i vostri amici, le vostre famiglie, il o la vostra partner. Sognate, giocate, imparate ad interpretare i segni dei tempi.

E forse alla fine di questo avventuroso percorso, quasi come Pinocchio nella favola di Collodi, vi ritroverete ad essere degli ingegneri in gamba che sanno collaborare con altre figure professionali per il bene comune, ma forse ancora di più: delle persone veramente autentiche.

Il Pane del Cielo è la Musica delle Sfere!

Sono appena tornato dalle ferie, e sono bello carico, pronto ad affrontare tutte le sfide che mi aspettano. Con calma, una dopo l’altra.
Diciamo che non c’è molto da ridere, sia a livello personale che locale, che nazionale, che mondiale. E ci fermiamo qua.
Amaro è constatare assieme al sommo che siamo sommersi di immondizie musicali, quindi altro che Leva obbligatoria! Qui urge una vera e propria chiamata alle armi!

C’è bisogno di una presa di coscienza a tutti i livelli, una ribellione consapevole e responsabile come direbbe il buon Eugenio.
Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Ma niente paura! Guardiamo avanti! Si comincerà con dei corsi obbligatori di solfeggio e setticlavio, interpretazione classica, moderna e post-contemporanea. Poi polifonia a Sbregabalon e canto corale. Si potranno candidare alla carica di Onorevoli e Senatori solo coloro che supereranno determinate prove che attesteranno delle competenze musicali minime.
Tempo è di mollare le menate e di mettersi a lottare!

Il tutto sarà molto ordinato e disciplinato, segnato sempre dal buon gusto e dalla sensibilità innata dei musicisti autenticamente ispirati.
Non voglio giudicare nessuno. Non è il mio ruolo.
Lascio ad altri l’indignazione per tante cose che stanno succedendo.
Un pensiero per concludere riguarda le Sacre Scritture, a me molto care.
Penso che non molti abbiano compreso che quel Pane del Cielo di cui parla il Vangelo possa essere interpretata come la Buona Musica.
Si tratta quindi di avviare un processo di purificazione che bonifichi l’ambiente dalle immondizie musicali. Non voglio fare il moralista ma penso che questo sia un lavoro a tempo pieno per molti.
Buon ascolto a tutti!

Di Maestro in Discepolo

Ancora una volta partiamo da Matrix. Avrete tutti in mente la scena della sessione di formazione di Neo da parte di Morpheus. Se non ve la ricordate eccola qui:

Ci sono tanti esempi di coppie Maestro-Discepolo nella letteratura cinematografica, ma questa mi sembra quella più dannatamente rock.
Tra l’altro mi è particolarmente caro questo film per il dualismo tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Forse un po’ violento, ma si sa che così al botteghino vende di più. Se mettevano delle educande che cantavano i vespri gli incassi non sarebbero stati gli stessi. Ma poi alla fine la violenza, finchè rimane sul grande schermo, è quasi catartica.

Scendiamo sul personale, come mio solito. Penso di averne avuti tanti di maestri: dalla prima insegnante di pianoforte, al maestro di tennis, ai prof della scuola e dell’università, ai vari capi scout che ho incontrato nella mia vita.
Ma se dovessi pensare ad una persona che mi ha veramente insegnato a lavorare – a fare qualcosa di veramente reale – non ho dubbi. Il mio Morpheus si chiama F. M.
Gli dedico questo video di Falco:

Ci sono delle buone notizie per tutti quelli che non hanno la possibilità e la fortuna di incontrare buoni maestri.
Alla fine ne basta uno ed è gratis.