Friuli venezia Giulia vigne

Il tempo del raccolto

L’autunno inoltrato mi porta a pensare. Nei filari delle campagne i grappoli d’uva sono pronti per essere vendemmiati, e il grano biondeggia ormai e sembra dire di essere pronto per la mietitura.

Il gioco delle stagioni ha una sua corrispondenza nella vita di ogni uomo e di ogni donna. Il seme viene piantato, accolto nella terra, dove avvengono delle reazioni biochimiche di cui non sono un esperto. Di certo mi suscitano un senso di stupore e meraviglia. Poi germoglia, esce allo scoperto ed è a tutti gli effetti in balia degli agenti atmosferici e magari della cura dei coltivatori. Arriva un momento in cui la pianta è al suo massimo splendore, la primavera. Poi l’estate e infine l’autunno con il tempo del raccolto.

Forse ho indugiato troppo sul bucolico. Quello che voglio dire è che nella vita di ogni uomo e donna c’è il tempo per nascere, crescere, seminare e poi raccogliere.
Penso che molte persone rimangano intrappolate in una competizione sfrenata. Il rischio di diventare delle schegge impazzite è alto. Così essi non sono consapevoli di quanto bene potrebbero trarre semplicemente fermandosi a raccogliere i frutti di quello che hanno seminato. Se hanno seminato bene. Altrimenti bisogna continuare a seminare, e farlo meglio durante tutto il ciclo di vita del seme.

Spero che abbiate seminato bene, o come dicono i Green Day, che vi siate goduti la vita.

sistemi di supporto alle decisioni

Sistemi di supporto alle decisioni

I sistemi di supporto alle decisioni (Decision Support Systems – DSS) sono stati l’oggetto del Master of Science che ho frequentato alla Carinthia University of Applied Sciences. Per chi vuole saperne un po’ di più consiglio questa definizione.

Ho scritto la mia Master Thesis (presto disponibile online) sull’esperienza di sviluppo di un semplice DSS per la pianificazione della manutenzione e del monitoraggio di una piccola rete di fognatura. L’esperienza è stata memorabile, anche grazie ai miei supervisor Dr. Rita Ugarelli e Dr. Gernot Paulus. La parte difficile è stata mettere in pratica la mia conoscenza e trasformarla in un business per l’azienda dei miei fratelli, la Nuova Contec. Ma oggi non voglio parlare della realtà italiana in merito alla gestione delle reti fognarie.

La complessità delle decisioni che i decision makers sono chiamati a prendere rende palese la necessità dei DSS: questo vale per i pianificatori, gli urbanisti, gli amministratori, ma se vogliamo la stessa logica può essere applicata alle decisioni di ogni giorno. Algoritmi anche molto complessi potrebbero, in linea di principio, aiutare anche le casalinghe per risolvere problemi di economia domestica. Siamo tutti “liberi di decidere” come cantano i Cranberries.

Un altro paradosso è che viviamo nell’età della conoscenza ma in realtà non “conosciamo” – anche in senso biblico – quasi niente e nessuno. La conoscenza non deve essere fine a sè stessa, ma finalizzata alla scelta.

Viviamo anche in un mondo in cui non esiste più praticamente alcun limite tecnico. La potenza di calcolo delle macchine è praticamente incommensurabile. Sinceramente questa cosa un po’ mi spaventa. Abbiamo estremamente bisogno di un Umanesimo digitale, dove l’esigenza di competere sia sostituita dalla gioia di cooperare. Un DSS ideale è tale per cui le macchine forniscono un supporto alla decisione ma non sostituiscono totalmente il decisore, cui va la responsabilità della scelta.
La tecnologia è un mezzo e non un fine.

Chiudo con una scena memorabile di Matrix Reloaded, il dialogo tra Neo e l’Architetto.
Quando entra in gioco l’Amore la scelta e la decisione devono tenerne conto. Anch’io avrei fatto la stessa scelta di Neo.

Alba sui Laghi di Fusine

Albe a Nordest

Prendo spunto da una memorabile canzone di Elisa, vincitrice di Sanremo.

Voglio parlare un po’ della luce in generale, anzi, direi quasi in senso evangelico, e della mia terra.
Io fossi in voi una letta al Vangelo di oggi me la darei. Così, giusto per capire di cosa si sta parlando.
Abbiamo vissuto un periodo in cui si sono esaltate le tenebre, il buio, la notte. Io vorrei cantare la luce, il giorno che irrompe con tutta la sua forza. C’è bisogno di guerrieri della luce, di veri illuminati che aiutino chi ancora è ceco a vedere.

E poi voglio parlare del “gnot Friûl”. Prima di tutto ascoltatevi questa

La canta alpina ci ricorda del terremoto del 1976. Penso non sia necessario spendere troppe parole su come i friulani abbiano saputo rialzarsi dopo quella batosta.
Al di là dei bestemmiatori, che il più delle volte sono inconsapevoli – Padre perdonali perchè non sanno quello che dicono – si tratta di un popolo semplicemente straordinario. E non lo dico solo per vanagloria. E il territorio su cui viviamo non è da meno. Non a caso la guida Lonely Planet ha messo la nostra regione tra le 15 mete più ambite al mondo.

Venite in Friuli! Venite ad incontrare i friulani! Questo è un imperativo categorico.
Mandi!

ricordo di CFA a Colico 2011

Un blog ospitale

Oggi che è domenica non voglio appesantirvi con concetti difficili, citazioni astruse etc.
Mi limito a dire a tutti voi che, se pensate di avere contenuti interessanti nell’ambito dell’ingegneria civica, sarò contento di ospitarvi in questo blog. Dirò di più. Sentitevi come se scriveste per il vostro blog.

Mandatemi un messaggio sul modulo di contatto e non mancherò di rispondervi.
Così mi aiutate con il piano editoriale, che comincio a fare fatica a starci dietro.
Vi saluto con una delle canzone di Ligabue che preferisco.
Buona domenica!

Il Signore della Danza

Di sabato volevano impedirmi di danzar

Ho sempre ammirato chi sa danzare anche se purtroppo non sono portato per questa attività che può essere molto nobile. Mi affascinano tutte le forme della danza, dal folk al pop, dal classico al rock. L’unica cosa che mi riesce abbastanza sono i movimenti spontanei e disarticolati, in cui mi sfogo in privato, stimolato in genere dal rock and roll filtrato attraverso i miei gusti.

Mi viene da pensare che la danza rappresenti una bellissima modalità di espressione del corpo umano. È bene che il corpo si muova, altrimenti la salute ne risente. Penso che danzare sia un modo per non invecchiare. Non si dovrebbe mai smettere di danzare, ovvero bisognerebbe danzare senza intermissione, prendendo spunto dalla Preghiera del Cuore che mi ricorda il bellissimo libro “Racconti di un pellegrino russo”.

Prendo spunto da una canzone che è tra le mie preferite, il Signore della Danza, tradotta e tratta dal Musical “The Lord of the Dance”.

Quando ai fuochi serali dei campeggi scout si canta e si schitarra questa canzone il buonumore è assicurato. Un altro superpotere di questo pezzo è che il testo italiano è una summa del Catechismo della Chiesa Cattolica. Una volta mi sono lasciato andare e ho invitato tutti gli scout a danzare come meglio credevano, perchè questa canzone non si può solo cantare o suonare, ci si deve scatenare nel dance floor. È stata una bomba!

Infine una riflessione sul sabato. Il messaggio evangelico è chiaro: se il lavoro è un’espressione di amore – come sarebbe bello che fosse – non si può astenersi dal lavoro in nessun momento. Non c’è sabato che tenga. Non si può mai smettere di danzare; non si può mai smettere di amare.

non è impossibile è solo questione di tempo

È solo questione di tempo

Provate ad ascoltare questa: non è impossibile – dai confini agli orizzonti
Si tratta di una canzone che ho scritto per il trentennale del gruppo scout di Aviano. Spero che vi piaccia.

A volte si dice che tutto è possibile. Baden Powell sosteneva che per rendere possibile ciò che a prima vista sembra impossibile, basta eliminare le prime due lettere della parola.
Io non sono d’accordo totalmente con questa visione, e per questo vorrei introdurre il concetto di volontà. Esiste la buona volontà e la volontà perversa. La volontà e la volontà di potenza sono centrali nel pensiero di due grandi filosofi quali Schopenhauer e Nietzsche.

Se un uomo o una donna sono animati da buona volontà non c’è limite alla possibilità di realizzare un sogno o un desiderio. Perchè tutto concorre al bene di color che aman Dio, o in altre parole agli uomini e alle donne di buona volontà.

In realtà questo concetto mi si è palesato come qualcosa di magico. A volte mi sembra di essere un po’ come Harry Potter, dotato di poteri magici. Pare che la realtà sia dominata da un incantesimo, che porta gli amici di Harry a sfruttare nel bene e nel male i loro superpoteri. Dall’altra parte ci sono i babbani, i normali, che sono esclusi da questa dimensione e si trovano sempre impacciati e imbranati. Solo chi ha sperimentato i superpoteri può davvero capire quello che scrivo.

Mi viene anche da pensare alla Provvidenza tanto cara a Manzoni. A volte mi succedono delle cose strane, delle coincidenze significative per dirla alla Jung, che non trovano spiegazione al di fuori della sincronicità e della Provvidenza. Si deve inoltre fare pace con il fatto che non si può capire tutto e che esiste una volontà più potente della nostra. Infatti, quando siamo provati dalle difficoltà di ogni giorno, Virgilio (Inferno, III) ci ricorda:

Caròn non ti crucciare,
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole e più non dimandare

Se guardiamo alla storia troviamo esempi di personaggi la cui volontà era, per così dire, malata che hanno fatto grandi cose nel male. Le cronache di ogni tempo sono piene di vicende di potenti che hanno abusato della loro forza di volontà per realizzare progetti abominevoli.
Anche per questo è giunto il momento che gli uomini e le donne di buona volontà trovino una sincronia, che le loro vibrazioni vitali entrino in risonanza. La buona volontà deve essere insegnata nelle scuole, come primo obiettivo di ogni educazione sana.

Le giovani generazioni vanno educate per sviluppare una progettualità, che porti loro a non perdere tempo, ad allargare gli orizzonti e al tempo stesso ad essere ben radicati sulla terra. Vedo questo scenario come l’unico alternativo ad un fallimento del genere umano. Mi sembra che tutte le cose che stanno succedendo ad un ritmo frenetico, inevitabilmente ci porteranno all’autodistruzione oppure alla costituzione di una comunità globale solidale.
Per me la seconda alternativa si può fare.

ricreazione

Bandus

Oggi ho bisogno di tirare un po’ il fiato, quindi niente contenuti sull’ingegneria civica.
Ho bisogno di leggerezza e di passare all’azione dopo tanto filosofeggiare.
Anche per me è suonata la campanella della ricreazione e ho solo voglia di giocare e di distrarmi.

Se proprio non riuscite a stare senza la mia parlantina, sapete come trovarmi.

rifugio calvi

Ricette anticrisi

Per millenni siamo stati costretti a convivere con le crisi. Ci sono diversi tipi di crisi: le crisi di sistema, la crisi economica, la crisi militare… potrei andare avanti. Ma quello di cui oggi voglio parlare è la crisi che viviamo dentro di noi. Nessuno ne è esente! Essere veramente felici è diverso dal vivere spensierati. Per raggiungere una felicità piena dobbiamo smussare i nostri angoli, lavorare su noi stessi per tirare fuori l’Uomo e la Donna nuovi, che ad un certo punto della nostra vita emergono dalla pietra come i Prigioni di Michelangelo. Vivere e ricercare la felicità è un po’ come il lavoro di uno scultore.

La via che porta la felicità non è un’autostrada, ma un sentiero di montagna. Non è per tutti! Penso che gran parte degli uomini e delle donne di tutti i tempi abbiano vissuto la loro vita senza raggiungere la felicità. Eppure questa è forse davvero l’unica cosa che conta, forse anche più di “vincere”, per citare un libro famoso. Ci facciamo influenzare dagli altri e subiamo quello che ci dicono, rimanendo intrappolati in questa giostra senza senso, la routine, un meccanismo che non riusciamo a rompere. Non abbiamo tempo da perdere. Il consiglio che mi sento di dare a tutti è di fermarsi, spegnere il rumore del mondo attorno a sè, e decidere di voler essere felici. Non dico a tutti i costi, ma con determinazione.

Viviamo questo nuovo obiettivo come un gioco; non dobbiamo pensare che ci siano vincitori e vinti. Un vecchio saggio diceva che la via più semplice per essere felici è cercare di rendere felici gli altri. Il momento di prendere sul serio questa frase è arrivato. Proviamo a cogliere l’attimo. Penso che questo non significhi abbandonare o rinnegare la propria vita, quanto piuttosto di dare un senso profondo a quello che stiamo facendo, che altrimenti risulterebbe sconnesso e vuoto di significato.

Viviamo in uno stato di crisi “sistemica”; ma nell’etere percepisco delle vibrazioni positive. Rimaniamo vigili, per accorgerci di quella Parlata Nuova che si sente dalle radio che sono veramente libere. In ogni caso prima di abbattersi per la crisi del sistema affrontiamo la nostra crisi individuale; è questa la priorità per ognuno di noi. Poi quasi in automatico il sistema si aggiusterà da solo.

Abbiamo tutti gli strumenti che servono per affrontare le nostre crisi, e non siamo mai soli e abbandonati. Cerchiamo di approfittare in senso buono degli aiuti che ci possono giungere dagli altri e da Dio per chi crede. Serve solo un po’ di strategia e di concentrazione, perchè tutto questo non è facile. Ancora una volta ritorna il concetto di sincronicità: l’universo è regolato da questo principio, cui nessuno può sottrarsi se vuole essere davvero parte del Tutto. Allora come in una danza tutti i nostri movimenti saranno ben scanditi e armonici.

Lo scopo dell’ingegneria civica è quello di creare una mappa che funga da guida per chi si avventura lungo quel sentiero di montagna di cui parlavo prima, e di insegnare a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo a leggerla. Ci vediamo su in rifugio per bere una grappetta. La felicità è possibile. Per tutti.

la mia classe al vendramini

Riflessioni sulla scuola

Colgo l’occasione del secondo giorno di scuola per molti studenti per mettere uno dopo l’altro alcuni pensieri su quello che è stato per me lo stare dietro ad un banco.
Devo premettere che ero un secchione – anzi “un secchiello con la paletta” per una cara amica – ma non voglio nemmeno oggi tediarvi con la mia storia personale. Concedetemi solo alcuni fugaci riferimenti qua e là.

Voglio provare ad andare contro all’idea dei Pink Floyd. I bambini di “The Wall” cantavano di non avere bisogno di educazione, intimavano ai loro professori di lasciarli stare. Al di là del fatto che i tempi sono cambiati, a me sembra che invece ci sia un gran bisogno di educazione, che della buona educazione e dei buoni maestri non possiamo proprio fare a meno. Il mio caro amico Bergoglio direbbe che la scuola dei muri dovrebbe lasciare spazio alla scuola dei ponti: l’ingegnere civico che ha a cuore le sorti della scuola ha di che sbizzarrirsi per proporre attività concrete ed astratte per realizzare questa idea.

L’educazione è una dimensione fondamentale dell’ingegneria civica, e a livello di scelte politiche comporta l’urgenza di decisioni delicate in questo ambito. L’ingegnere civico deve andare oltre il “panem et circenses” del post di ieri, perché la priorità non è il controllo delle masse, ma piuttosto l’emancipazione dell’uomo e della donna dei nostri giorni, la loro piena espressione.

Ricordo con grande piacere tutte le fasi della mia esperienza scolastica, dalla scuola materna fino all’Università. Ma forse quello che ha fatto davvero la differenza per me sono stati gli anni del Liceo, presso la Comunità Educante Elisabetta Vendramini di Pordenone. Spero non abbiate l’allergia alle scuole paritarie e in particolare alle scuole cattoliche, non voglio entrare nel merito dell’annosa diatriba tra scuole private e scuole pubbliche. A distanza di tempo le relazioni che sono riuscito a mantenere con i miei compagni di classe e con i professori mi hanno fatto realizzare che veramente facevamo e facciamo tutti parte di una comunità. Non eravamo dei prodotti ma dei progetti. L’efficacia della scuola si misura anche rispetto a questo. Ognuno deve essere aiutato ad esprimere sé stesso secondo la sua misura. Mi sento di aver fatto un pezzo di strada per arrivare fin qui, e per questo mi sento di ringraziare i miei compagni di viaggio e i miei maestri.

Chiudo con un riferimento ad un film che mi sta particolarmente a cuore, School of Rock. Tanto che l’ho preso come spunto per l’ambientazione dell’ultimo campo scout. Mi piace l’idea che ci sia un progetto dietro l’educazione, che può anche essere qualcosa di stravagante come la battaglia delle band. Come al solito non è importante il punto di arrivo ma il percorso che si fa per arrivarci.
Penso che tanti insegnanti avrebbero molto da imparare da Jack Black.